Gli italiani a Graz si raccontano – parte prima

Esperienze e idee a confronto. In questo articolo ho raccolto 4 interviste ad altrettanti italiani che vivono a Graz da diverso tempo e che si raccontano. E´ possibile – e anche auspicabile – che le loro storie possano essere d´aiuto a quanti siano appena arrivati nella nostra città di adozione o che siano in procinto di trasferirsi.

Nel ringraziare ancora loro pubblicamente, auguro a te, lettore, “buona lettura“!


1) Da quanto tempo sei in Austria e cosa ti ha portato qui?

Chiara: Vivo a Graz da ottobre 2014. Mi sono trasferita per iniziare un internship di ricerca di 6 mesi nel dipartimento di psicologia dello sviluppo alla Karl Franzes Universität. Successivamente sono stata ammessa al dottorato nello stesso dipartimento.

Luciano: Dopo essere stato in Germania ed Inghilterra, sono arrivato a Graz 12 anni fa per lavoro.

Beatrice: Sono a Graz da 18 anni e mi ha portato qui…. l´amore. Ho conosciuto mio marito ad un congresso, dopo alcuni anni ci siamo sposati e mi sono trasferita in Austria.

Daniele: Sono arrivato a Graz nella primavera del 2013, dopo svariati anni di esperienze all’estero in diversi Paesi. All’inizio ho avuto un contratto biennale di ricerca presso la TUGraz, contratto che poi è stato esteso a 6 anni. Quindi eccomi qua.

Chiara, 29 anni

 

2) Qual è, in assoluto, la cosa che ti ha colpito di più in positivo e in negativo arrivando qui?

Luciano: Non saprei definire, fatto è che hanno un´altra mentalità. A mio parere mancano di spontaneità e sono molto più chiusi di quello che vogliono far sembrare.

Daniele: Sicuramente l’ordine, la disciplina e la funzionalità sono state alcune delle caratteristiche che mi hanno colpito nei primi tempi a Graz. La gente mi è sembrata fin da subito molto gentile e collaborativa anche se devo dire che ho avvertito una certa “freddezza” e un certo distacco nei rapporti umani, quasi ci fosse un muro invisibile e una incomunicabilità cronica a tenere ben separate le sfere personali delle persone. Anche la rudezza scontrosa di un idioma così articolato, quei suoni poco gentili alle mie orecchie mi ha molto affascinato: quasi fosse un ritmo rigoroso per la descrizione del flusso di pensieri.

Beatrice: Appena arrivata la cosa che mi ha colpito di più è stata l´organizzazione, la pulizia, il perfetto funzionamento di tutto…per contro mi mancava un po´di quella comunicatività che ci contraddistingue. All´inizio non è facile conoscere degli Austriaci..i miei amici erano tutti internazionali…Gli austriaci hanno bisogno di un po´ più di tempo per aprirsi.

Chiara: Non c’é. Non ho ricordo di qualcosa che mi ha colpito particolarmente in positivo e negativo all’inizio. Come immagino sia la condizione di molte persone che vivono un cambiamento così grande nella loro vita, all’inizio prevale soprattutto l’esplorazione della novità, accompagnata da una buona dose di curiosità ma anche di allerta, di tensione. Queste sensazioni interiori, accompagnate probabilmente al fatto di non aver incontrato grandi ostacoli burocratici al mio arrivo, hanno reso per me i primissimi tempi molto stimolanti.

 

Beatrice, 52 anni

3) Politica, sistema economico, socialità ed integrazione: sulla base di questi importanti “pilastri sociali” preferisci il modello austriaco o quello italiano, e perché?

Beatrice: A livello politico fino a qualche tempo fa avrei preferito il modello austriaco. Adesso purtroppo non ne sono più sicura. Sul piano economico, l´Austria presenta sicuramente meno problemi dell´Italia, sia per quanto riguarda l´offerta di lavoro che le retribuzioni, etc. A livello sociale sicuramente l´Austria è più avanti mentre per quanto riguarda l´integrazione il sistema austriaco presenta ancora delle mancanze. A livello scolastico, per esempio, non ci sono o sono pochissimi gli insegnanti che si occupano dei bambini appena arrivati da un altro Paese, qualunque esso sia. In Italia queste esperienze risalgono a più di 20 anni fa e i ragazzini stranieri sono molto più integrati. Anche per le famiglie italiane che arrivano non è sempre facile trovare la giusta sistemazione scolastica per i figli e il tedesco rappresenta una grande barriera.

Chiara: Non sono un’esperta di politica, né in Italia né in Austria, perciò posso solo fornire la mia opinione personale, che è ben lontana da un parere oggettivo. Al netto delle decisioni politiche austriache e italiane, nel merito delle quali mi guardo bene da esprimere un parere trovo che, in generale, la politica e l’informazione mediatica ad essa relativa venga veicolata in un modo molto più serio e dignitoso in Austria. Ho l’impressione che qui in Austria si viva – e si discuta – la politica per quello che è: decisioni da prendere riguardo al bene comune! Apprezzo moltissimo la quasi assenza di riferimenti a polemiche irrilevanti, scandali, fatti marginali, di cui invece vivono le pagine di tanti giornali italiani.
Anche sul sistema economico ho ben poco da dire, non lo conosco. Apprezzo però molto l’impegno economico della città e della nazione nella cura delle piazze, delle case, delle strade, in generale delle infrastrutture. Gli edifici sono ben manutenuti, le facciate esterne delle case vengono imbiancate spesso ed hanno sempre un aspetto molto piacevole. Ci sono pochissime buche sulle strade! E se ci sono vengono riasfaltate, non “rattoppate”. Nella mia zona di provenienza in Italia le strade minori sembrano un noto formaggio francese. Qui invece c’è un’attenzione costante e un impegno notevole per l’aspetto e la manutenzione in una prospettiva a lungo termine. Osservo la città in cui ora vivo e provo profondo rispetto verso questa attitudine.
Socialità ed integrazione…Come immagino per molti, è stato difficile all’inizio conoscere persone nuove. In questo ambito credo che forse si possa fare di più qui a Graz. A mio avviso ci sono strutture e organizzazioni per alcune nicchie, come ad esempio gli studenti Erasmus. Per chi lavora o chi sta in una terra di mezzo tra lavoratore e studente, come è il mio caso, è più difficile, c’è ancora poco. Ovviamente il rischio è che una persona straniera nuova in città si ritrovi completamente isolata.

Luciano, 46 anni

Daniele: Per rifarmi anche alla domanda precedente vorrei osservare che culturalmente noi latini abbiamo una tendenza all’autolesionismo, una sorta di indole a lamentarci della nostra patria: i servizi che non funzionano, i politici incapaci, la corruzione etc. Un austriaco tende a lamentarsi delle stesse cose, ma di fronte a uno straniero credo abbia una certa riluttanza a parlar male del suo Paese: questo rende il confronto su certi temi abbastanza asimmetrico.

Luciano: Anche qui la burocrazia non scherza…. ma comunque funziona meglio che in Italia, per quel che mi ricordo. A livello sanitario e sociale è mia convinzione che l´Austria sia molto più avanti dell´Italia. Quanto tempo ancora reggerà questo sistema sociale non lo sappiamo, comunque al momento, credo in Austria – anche senza lavoro – non “fai la fame”, praticamente sopravvivi in qualche maniera. E non è poco!

 

4) Ti senti ben integrato a Graz? Frequenti più connazionali o austriaci?

Luciano: Parlo benissimo la lingua e lavoro in un contesto di austriaci, personalmente non vedo più tanto la differenza.

Chiara: Ora, dopo anni in cui vivo a Graz, e soprattutto grazie all’esperienza di vivere in un appartamento con altre persone e ai tanti, tanti viaggi in auto condivisi, ritengo di avere una bella vita sociale. Frequento sia connazionali sia “tedescofoni”. Ho amici tedeschi, ungheresi, austriaci. Tra tutti credo che comunque per me gli austriaci rimangano i “casi” più difficili con cui fare amicizia. Non voglio certo attribuire a loro la responsabilità, ma rimane un dato di fatto che abbiano stili di vita abbastanza diversi da quelli mediterranei. È perciò necessaria una buona dose di flessibilità per entrare nella loro ottica e condividere le loro abitudini.

Daniele, 37 anni

Daniele: Ho cercato di frequentare austriaci e italiani senza pregiudizi. Direi che mi sento abbastanza integrato. Ho cercato di imparare la lingua, che poi mi è servita anche sul posto di lavoro. Credo che questo sia stato importante per la mia formazione sociale in questa città.

Beatrice: Personalmente mi sento bene integrata a GRAZ ma è stato un lungo processo, non privo di alti e bassi. Sono ben integrata nel mondo del lavoro e delle amicizie, interessi etc. Frequento sia connazionali che austriaci ed ho sempre un gran numero di amici internazionali.

 

5) In conclusione. Se avessi un´opportunità concreta, torneresti a vivere in Italia?

Chiara: Sì, tornerei a vivere a Italia, mi sembra ovvio. Si tratterebbe di ritrovare la mia Patria, la mia famiglia, i miei amici più stretti e in generale il sentimento di appartenenza che qui è e rimarrà sempre un po’ più labile. D’altro canto, però, mi irriterebbe dovermi reimmergere in quella generale atmosfera italiana di stagnante, inerte inefficienza, che purtroppo permea molti ambiti.

Beatrice: L´Italia mi manca per alcuni aspetti, che vanno dal clima alla cultura, dalle infinite varietà che il nostro Paese presenta (geografia, tradizioni, specialità regionali e culinarie etc). Firenze per me è ancora casa – proprio come GRAZ – con famiglia e lavoro qui non credo che tornerei in Italia, ma potrebbe essere possibile. Mai dire mai!!!

Luciano: Bella domanda. Naturalmente mi sento sempre legato al mio Paese ma avendo i miei figli qui penso proprio che resterei.

Daniele: I proverbi solitamente non sbagliano e mia nonna era solita dire: “gira gira, acqua scorre e sangue ritira“, il richiamo alle “origini”, cioè, è sempre forte e quindi penso – prima o poi – di tornare!


Bene. Siamo giunti alla fine della prima parte di questo interessante scambio di opinioni e vi do appuntamento ad un prossimo articolo con altri nostri connazionali che si raccontano.

E tu, hai qualcosa da aggiungere? Vuoi condividere il tuo punto di vista sugli argomenti trattati? Ti va di raccontarti? Scrivici pure a: info@ciaograz.com

Giacomo Bontempo

Webmaster, Blogger, Trader

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